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18 ottobre 2006

PD dei giovani

Quei giovani del PD...


Si procede confusi e  alle volte sordi nei confronti delle istanze e delle problematiche che  sorgono durante il processo verso il Partito Democratico.  Ebbene a prescindere dai 3 nodi critici che elencavo nel precedente post. Io ritengo ci sia una silenziosa questione strutturale che i giovani democratici devono assoultumanete affrontare. Questa è una questione implicita, parrebbe  scontata, quasi naturale, ovvero la rappresentanza dei giovani all'interno del PD. A prescindere dai possibili  dibattiti semplicistici. Non basta dire che ci sarà  un organizzazione giovanile del PD, ponendo aprioristicamente l' esistenza dei soggetti giovanili nella Margherita e nei Ds, è necessario andare più a fondo, oltre queste belle intenzioni.
Dunque se l'intenzione condivisa formalmente è quella di creare un nuovo partito, ex novo, che racchiuda (in sintesi) la storia del riformismo italiano, è parimenti che questo soggetto sarà la sintesi tra le 2 forme partito. il rischio per i giovani è di trovarsi imbottigliati in un processo che non possono riuscire a governare e che quindi strumentalizzati, ci ritrovarli rinchiusi in un coordinamento giovanile o qualcosa di simile. Dico questo per 2 ragioni fondamentali: 1 siamo sulla bocca di tutti senza che nessuno realmente ci chieda di partecipare. 2 Non abbiamo la forza per pretendere di essere ascoltati in un tavolo costitutivo del PD. In poche parole non basta partecipare alla carta dei valori sul Partito Democratico e non basta neanche dichiararsi soggetti (Sg e GdM) cofondatori del nuovo partito. E' necessario invece farsi sentire, organizzare iniziative a tappeto su i territori, arrivare ai congressi delle rispettive organizzazioni rinforzati e pronti per aprire una discussione profonda sul come stare nel nuovo soggetto e che tipo di rapporti avere con la dirigenza dei nostri partiti che andranno ad affrontare la costituente.
In sostanza ho il timore che molti di noi giovani abbiano la volontà di eclissare la forza  dei 20enni che è stata in piazza per manifestare contro le guerre, contro la precarietà, la forza di tutta quella generazione di primi elettori che hanno determinato quell'esigua vittoria del centrosinistra. E' necessario amici, pretendere di non essere oscurati, è necessario incalzare la pigrazia concettuale che attanaglia chi oggi si arroga la volontà di fare il nuovo partito.
Io dico non esisterà un PD senza PDG(Partito Democratico Giovanile).  Ed è una riflessione che nasce da un'analisi profonda della politica italiana, incapace di accogliere le più semplici istanze giovanili, incapace di candidare nuove leve nelle Istituzioni, incapace di apprendere le conoscenze della nuova generazione e di metterle al servizio di tutto il Paese. Non ci possiamo permettere di essere esclusi da un processo storico come questo. Cosa fare? Scendere in piazza, mobilitare le piazze? No, non basterebbe, dobbiamo aprire un confronto diretto, uno scontro diretto con chi deve ascoltarci, dobbiamo spronare la classe dirigente a fare i conti con noi. Non accontentiamoci delle percentuali. Non illudiamoci quando ci viene promesso il 30% del Partito Democratico, perchè non ci occorre, non lo vogliamo...Il 30% dovrebbe essere dei trentenni, se vogliamo che questo paese si rilanci. Noi ventenni dobbiamo partecipare al PD in un'organizzazione giovanile, perchè solo da lì avremo la capacità e il peso per rappresentare la nostra generazione.
Solo valorizzando i nostri progetti autonomamente, sperimentando nuove forme di partecipazione politica, solo avendo la capacità di includere e di ascoltare i territori, le strade i bisogni dei singoli e delle collettività, solo costruendoci un nostro potere contrattuale, avremo la capacità essere la classe dirigente del futuro. Abbiamo bisogno di una scuola di formazione politica che dovrà essere sperimentata ed attivata ad uso e consumo del PDG e di chi vi gravita intorno, abbiamo bisogno di un soggetto giovane politico, che dialoghi con i giovani precari, con i giovani imprenditori, con i giovani del mondo dell'associaizoni, con i giovani della confindustria, ponendo interrogativi sul processo di sviluppo del nostro Paese. Non possiamo lasciare interlocutori casuali, non possiamo pensare che la politica di domani si faccia attraverso personalismi. E non dobbiamo assolutamente credere che è possibile appiattire le tematiche dei 30enni con quelle dei ventenni. I 20enni hanno sete di conoscenza. I 30enni devono trasformare quella sete in azione. La natura del Partito Democratico sarà forte sole se come valore fondamentale avrà quello del riconoscere nei giovani cittadini una risorsa per il paese.




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20 marzo 2006

Non si va in cielo in Pininfarina

Parte dell'intervista a Pininfarina...oggi su La Repubblica

E allora come giudica gli applausi, le urla da stadio, che hanno accolto Berlusconi?

"A Vicenza ci sono stati due convegni: uno prima dell'intervento di Berlusconi; un altro durante l'intervento di Berlusconi in cui vi è stata un'affluenza anomala e sicuramente di supporter del leader. Aggiungo che ognuno ha la libertà di fare i comizi che vuole, ma non può venire a farli a casa nostra, quando sono state fissate altre regole del gioco. Poi ha cercato di dividerci, dicendo che dobbiamo lavorare di più anziché andare in Confindustria, insultando così il nostro impegno civile e associativo. Ma non ho finito".
Prosegua.
"Berlusconi ha sostanzialmente detto che chi non la pensa come lui o ha mandato il cervello all'ammasso oppure ha qualche scheletro nell'armadio da nascondere. Questo approccio al dibattito politico da parte di un leader di partito mi appare, ripeto, antidemocratico e offensivo. Ma detto ciò la Confindustria resta autonoma".

Ma politicamente divisa. Non crede?
"La Confindustria non ha minimamente la pretesa che i suoi associati votino nello stesso modo. Perciò, da questo punto di vista, non siamo mai stati omologati".

Non avete pensato di interrompere il comizio di Berlusconi, visto che aveva dichiarato di voler violare le regole del confronto?
"Sono certo che abbiamo fatto la cosa migliore in quel contesto. Non potevamo escludere il rischio di uno scontro anche fisico in platea. D'altra parte Berlusconi non solo è stato scorretto nel metodo, ma anche nei contenuti. Ci ha accusati di essere catastrofisti, ma i nostri dati sono quelli della Banca d'Italia, di Eurostat, del Fondo monetario, e i numeri non sono né di destra, né di sinistra. Abbiamo anche detto che la crisi viene da lontano e che è strutturale. Ma dire che il Paese va bene, mentre è fermo, mi sembra assolutamente sbagliato. Non si può negare ciò che è evidente e per potere risalire dobbiamo sapere da dove partiamo. Questo non è catastrofismo, ma obiettività".

A lei è piaciuto l'intervento di Prodi, candidato del centrosinistra?
"Su alcuni punti è stato convincente, su altri meno. E non voglio aggiungere altro".


Ho scelto di ritornare nel blog, con queste parole, perchè le trovo emblematiche, perchè ritengo che Berlusconi abbia sforato, che ormai sia esagerataemente al di là della rabbia, che ormai si sia accorto di quanto il paese lo rinneghi...Arrivare a portare "tifosi" qua e là come un gerarca...come un dittatore...Come??
Avrei potuto scegliere di parlare di diverse cose, del duello in Tv, dell'Iran, della Lega, della spaccattura nel Polo...e dei "sorci che abbandonano la nave" (così la pensa silvio)...ma queste parole mi sembrano davvero riassuntive...a presto...E grazie per la vicinanza in questi giorni difficili.




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