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Fuori Tema: Il bisogno incessante di capire la morte

Mi è capitato in questi giorni di intrattenere via email , uno scambio di opinioni, con un noto medico psicologo italiano. Questo medico, sostiene in sostanza che la vita si concatenata in un mosaico particolare, che è sorretto da un tutto. Per dirla in breve, ritiene che ognuno di noi, vive più di una vita in un unico schema: Quella che volgarmente è chiamata rincarnazione. Io sono molto scettico,  anche se il medico parla con l'esperienza dell' ipnosi regressiva che lo ha fatto affermare nel  campo psicologico. Sono scettico perchè ritengo che la vita si rigeneri con la riproduzione e quella che regredendo ci può apparire la nostra vita passata, altro non potrebbe essere che una vita sintetizzata nel nostro codice genetico, che inconsciamente estendiamo e facciamo nostra durante la seduta ipnotica. Ovviamente le mie congetture  si basano su nulla, pura presunzione. Pura speculazione, come direbbe il medico. Quello, di cui ho voluto parlare al dottore, invece è un altro argomento...Ho fatto della speculazione filosofica, sostenendo che per capire la morte, anzi, per accettarla, è necessario avere una visione del mondo e delle cose "allargata", cioè ritenere che oltre la realtà "Sensoriale"(quella che ci circonda e nella quale interagiamo), esista una realtà che chiamerei "asensoriale", nella quale siamo a contatto con il tutto. Ponendo l'esistenza aprioristica, di una realtà che non "si vede", ma che strettamente è parte di noi, anzi è l'altra faccia della medaglia, quella che ci riempie (e non ci circonda), si potrebbe capire che l'essere non è altro che una sfumatura di ogni tutto... E che la morte è la fine della sensorialità e l'inizio dell'asensorialità, nella quale non è detto che non inizi una nuova sensorialità, in tal caso  si concatenerebbe a quel mosaico di 'rincarnazione'. Oltrepassare quindi non solo la porta della vita, ma la porta del nostro cervello, nel quale io sono convinto che ci sia una (e non "la") risposta. Il professore, dopo aver letto le mie congetture, mi ha invitato a fare un colloquio con lui, prima del quale,  mi ha consigliato di documentarmi su alcune  scienze, che riterebbe necessarie per farmi concernere meglio i pensieri che teorizzo, inoltre mi ha consigliato, di spegnere il roboante pensiero, speculare e filosofico, e lasciarmi andare ad un cammino nel Sè. Che dire, ognitanto, si trovano personaggi, che dall'alto della loro professionalità, riescono ad interagire con dei 'bambinetti'.
Probabilmente è pura follia la mia, ma perchè non provare a vedere le cose, il sistema, da un'altra prospettiva. Che ci sia il nulla eterno, mi è troppo difficile da concepire, come è troppo difficile capire l'infinito...Sono in grado di teorizzare la finitezza, un susseguirsi di finitezze, ma queste finitezze non possono portare altro, che nuove finitezze. Una situazione di ipercubo, come qualcuno sostiene che sia la realtà. Dunque, per uscirne, la salvezza non può essere che al nostro interno.  Comincerò questo cammino, auguratemi buon viaggio.

Pubblicato il 2/12/2005 alle 18.36 nella rubrica Diario.

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