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Il portafoglio

Con fare stanco e stressato frano sulla mia scrivania, ho anche una palpebra tremante da giorni...maledetti impegni elettorali.
Il computer è acceso,ho molto sonno, ma so che non riuscirei a dormire,  sento un incessante bisogno di ordine, e quasi quasi metto tutto a posto, è sera lo so, ma quando mi sento così prima di andare a dormire ho sempre riordinato...Anche da bambino riordinavo le mie stanze coi giocattoli la sera...Una metafora della vita? forse.
Poi d'improvviso mi accorgo, di un fastidio continuo a cui non davo retta, sento qualcosa di insopportabile sulla mia chiappa destra... è il portafoglio, lo tiro fuori...E' un disastro, malconcio, gonfio che sta per scoppiare, sembra uno straccio per pulire le cloache pubbliche . "Bene- penso- riordinerò questo". Mi affretto tiro fuori tutte le cartacce che da mesi si annidano nel mio portadanari...che è completamente rigonfio di cianfrusaglie, e già che ci sto vuoi vedere che  trovo anche qualche euro che non mi farebbe male? Prendo ad una ad una tutte le scartoffie e le ripongo sul tavolo... Cerco di scavare nelle parti più "intime" del mio portasoldi, anche in quei posticini, dove chi ne ha la fortuna ripone le carte di credito, io quella zona invece l'ho sempre sfruttatta per i cosidetti bigliettini, per le tessere dei dei circoli ed ovviamente per la patente...e toh guarda c'è anche una vecchia Visa Electron... è stata, la mia unica carta di credito, un'esperienza che durò una settimana...Ci sarà ancora qualcosa dentro? Paranoia: dovrei farla tagliuzzare da una banca? Mi costerà qualcosa disattivarla?
Ok, ho finito con i bigliettini, sono tutti sulla mia scrivania, c'è un bigliettino dove avevo appuntato il codice puk della mia scheda omnitel...Ora è disattivata...
"Quanta roba da buttare- penso- ma come faccio?" Chi ha il coraggio di buttare i ricordi, odio le cose, le odio...perchè me ne innamoro, mi innamoro degli attimi che mi hanno regalato, mi innamoro dei sapori che non voglio dimenticare...Vorrei buttare ad  esempio questa tessera, è di un negozio di vestiti,  non ci entro da una vita, ma come faccio? Sono passati più di 5 anni, eppure qui c'è ancora appuntato un acquisto che ho fatto..."un paio di scarpe"...tra l'altro mai messe. No, non ci riesco a buttarla, ricordo persino quel commesso, ci avevo fatto amicizia, era un cretino come me e mi faceva troppo ridere, oppure credevo che mi facesse ridere...Mi ricordo le bermuda che mettevo sempre quell'estate che poi le avevo comprate in quel negozio e me le aveva consigliate lo stesso commesso, mi piacevano parecchio perchè erano "sfattone", così dicevo...Che testa di cazzo!...
Mi ricordo che quell'anno avevo  fatto il mio primo tatuaggio...Il leone. Che bei tempi, erano tremendamente incerti, credevo persino che quasi tutto il mio destino dipendesse da me...Eh caro Carlop, il meglio era passato? Chissà...La mente mi fugge altrove, ma ora devo decidere...  buttare o non buttare? This is the question...Sì ma se questa roba  non la butto, dove la metto? Di nuovo nel portafoglio? No, cazzo è un casino...Nel portafoglio non  la rivoglio, un portafoglio pieno di cazzate..."I miei ricordi di carta"...Basta, devo disfarmene. 
Noto un piccolo foglio scolorito, accartocciato, sembra che qualcuno vi abbia scritto qualcosa con una matita spuntata...Lo apro e leggo : "nel basket conta giocare fino alla fine, non conta soltanto vincere o perdere, la vita è una partita di basket...giocala!"...
Come un spillo che mi punge il naso mi sento arrossare il viso, le narici adirarsi, e gli occhi di conseguenza  stropicciarsi. Mi scende una lacrima sofferta dall'occhio, mentre l'altro finisce ad iniettarsi di rosso...Mi vibra il cuore, mi 'risuona' nel naso il sapore di quei giorni, di quando ero solo, di quando ero disperato, di quando insieme ad un amico sognavo un futuro che mai c'è stato...e che per fortuna forse, mai ci sarà.
E poi d'improvviso ricordo quell'attimo, ricordo, quell'istante, quel giorno, ricordo quel momento, quando scrissi quella frase. Era una sera d'inverno, io ed un mio amico, eravamo in "taverna", così chiamavamo, appunto la taverna di un altro nostro amico che quasi tutti i giorni ci ospitava per le nostre serate di studenti universitari appena diplomati. Quella sera, mentre ci facevamo una canna, una di quelle tante canne con le quali frantumavo  spensieratamente il mio cervelllo,  quanto ci piaceva fumare, eh compagni? quindi quella sera, io ed Andrea, così si chiama il mio amico, pensavamo che in sostanza il basket fosse la metafora giusta per quantificare la vita, fosse un giusto metro di valutazione per una "cosa" come la vita, che metri di valutazione, in realtà, non può avere...La nostra tesi...era, no non importa, non importa che vi spieghi cosa c'era in quella tesi così fresca ed ingenua, di interessante...Voglio solo dirvi che adesso ho tra le mani questo biglietto che è intriso di vita, che intriso degli odori scomparsi di quella taverna, che non c'è più, di quella taverna, che ogni sera si riempie di voci di ragazzi, di risate fresche, di tempi fuggiti, nei miei ricordi... E no miei cari amici, non  butterò niente, mi piace avere questi piccoli frammenti  nel mio portafoglio, e chissà poi magari fra altri 10 anni, mi deciderò a rimettere di nuovo tutto in ordine...ma per adesso preferisco avere tante scartoffie e pochi euro...
Dedico questo ricordo a tutti gli amici della taverna,  a tutti quei ragazzi che assieme a noi, immaginavano la loro vita, tra una canna, una partita di poker, e molte, forse troppe risate...

Pubblicato il 3/3/2006 alle 0.44 nella rubrica Diario.

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